Si è svolta in Turchia, la seconda tappa internazionale del progetto Erasmus Plus ‘Ready for our Lives’, che coinvolge gli studenti ed i docenti dell’istituto tecnico Volta. È stata la capitale del turismo turco Antalya, città circondata da molte rovine greche e romane ad ospitare gli studenti Antonino Anello, IV B Afm, Sabrina Granata III A Afm, Felicia Lipari III B Afm e Pamela Conticello IV A Afm, accompagnati dalle docenti Maria Filippa La Porta e Maria La Licata, assieme a studenti e docenti provenienti dalle nazioni partner Slovenia, Portogallo, Lituania, Lettonia e Repubblica Ceca, dall’Ozel Adalya Anadolu Lisesi nel distretto di Kepez.

Diverse le attività che hanno coinvolto in team internazionali gli studenti che si sono confrontati su temi del lavoro e della discriminazione razziale nel mondo del lavoro. Gli studenti hanno visitato la redazione del giornale Hurryet dove hanno visto il processo, dalla acquisizione delle notizie alla stampa del quotidiano, hanno visitato un’azienda produttrice di camere refrigeranti e incontrato la dirigenza della Camera di Commercio. Tante le visite al famoso museo archeologico, alle antiche rovine romane di Phaselis, alla città ellenica di Myra, alla basilica bizantina dedicata a San Nicola e alla necropoli che conserva le facciate delle tombe scavate nella roccia. “Non è mancata la tipica colazione turca, alle 6 del mattino – racconta la docente La Porta – a base di simit e çay, croccante ciambella di pane turco al sesamo e tè nero, che rifiutare significherebbe non gradire la compagnia di chi la offre”. Entusiasti gli studenti. “Esperienza straordinaria vivere in una famiglia con usi e costumi diversi dai nostri – dice Anello – come togliersi le scarpe prima di entrare in casa, essere circondato da donne che indossano il hijab, e gli inebrianti profumi di spezie e aromatici cibi. Indimenticabile la scalata notturna del monte Olympos dove arde la fiamma eterna chiamata chimera”. Per Sabrina Granata l’accoglienza nelle famiglie è stata eccezionale. “Non sapevano in quale modo manifestare che eravamo i benvenuti – racconta – ci mostravano le loro abitudini e i loro usi. Io ho preferito rispettare il loro modo di vivere. Con Miray, la sorella acquisita, si è creato un forte legame e spero che il prossimo anno verrà a Nicosia così potrò ospitarla. La scuola che ci ha accolti ha un dirigente scolastico speciale, amato dagli studenti nonostante ogni mattina fino alle quattro del pomeriggio faccia depositare in presidenza tutti i cellulari. Non posso negare che il primo giorno è stato traumatico per me, ma anche senza cellulare sono sopravvissuta”.

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